Siamo tutti sulla stessa barca

Siamo tutti sulla stessa barca

Da 6 anni ormai la mia seconda casa é l’ospedale.

Nella sfortuna mi ritengo super fortunata ad averlo molto vicino a casa.
Da 6 anni ho imparato a memoria ogni labirinto di corridoi che compongono quell’edificio, ogni scorciatoia possibile per arrivare da tutte le parti, riconosco facce di dottori, infermieri, volontari che negli anni ho incontrato lungo il mio percorso.
Il day hospital però rimane sempre il luogo che più odio, anche se quel reparto mi sta letteralmente salvando la vita.. 
Tutt’ora non riesco a farmelo amico, a entrarci con piacere, seppur lo sforzo soprattutto degli infermieri e volontari sia incomiabile…
Il sentire il tintinnio continuo delle pompe dei macchinari per fare la chemioterapia mi si ripropone in testa appena varco la soglia e mi accompagna per tutta la mia permanenza come se fosse la colonna sonora di quel posto…
Per non parlare poi dei pazienti. Dopo anni faccio ancora fatica a interagire con loro o meglio farlo in maniera costruttiva senza tornare a casa triste e avvilita e senza quel sorriso che mi contraddistingue.
 
La voce amica
Troppo spesso ormai mi imbatto in persone che adorano parlare esclusivamente di sé, delle operazioni subite, che tutto d’un tratto finiscono per farmi l’elenco delle cure a cui si stanno sottoponendo, degli effetti collaterali che hanno, delle sofferenze a cui sono sottoposti. Insomma non si riesce ad avere un confronto, una condivisione di un’esperienza che a tutti gli effetti però ci accomuna.

Finisce per diventare un continuo lamentarsi di quanto la loro vita sia difficile, come se tu fossi lì perché non avevi niente di meglio da fare…insomma diventi la loro VOCE AMICA!

Forse la malattia invece di metterci tutti sullo stesso piano, ci rende più egoisti, facendoci vedere che le nostre sofferenze sono le più insormontabili, ci fa perdere la capacità di ascolto…
Forse un tempo anch’io ero così, chissà…ma questi atteggiamenti ora mi fanno male…questo renderci ciechi di fronte al fatto che tutti viviamo le stesse cose. Siamo tutti sulla stessa barca!

Ripenso al signor X incontrato su Facebook, non sono di certo le sue 7 operazioni in 4 anni, la chemio, la radio che ha fatto che ci fanno essere più “malati” e ci pongono su un gradino più in alto del tuo.. 
Ripeto: Siamo tutti sulla stessa barca!

Quando trovo persone così, tendo a chiudermi a riccio ad evitare di ascoltare l’elenco della spesa che mi viene vomitato, provo sempre invano a dire la mia ma puntualmente il discorso ritorna sul racconto in prima persona…non c’é verso di interazione, e questo mi dispiace molto…
 
Diventiamo sordi, sordi del malessere comune
Per questo quando mi trovo circordata di pazienti oncologici non provo più ad avere uno scambio di opinioni, di riflessioni, perché come sempre ci rimarrei male e tornerei a casa solamente carica delle sofferenze di qualcun’altro.
Arrivata, quindi, in day hospital accendo il mio Spotify e mi isolo con la musica, con un buon libro oppure apro il mio blocco note e mi immergo a capofitto a descrivere i miei pensieri, le mie emozioni, quelle che vorrei dire al mio vicino di poltrona per rincuorarlo ma che non posso fare perché lui é troppo preso da suo “io”. 
 
Caro amico/a, 
Se sono qui accanto a te, seduta su questa poltrona con un ago ficcato nel mio bottoncino sul petto é perché anch’io devo salvarmi come te.
Non serve rivangare sempre quanto grande sia il tuo dolore, ripercorrere costantemente con la memoria il duro percorso che la vita ti ha obbligato ad affrontare,
pensiamo piuttosto al dono meraviglioso che ci viene offerto: la vita!
Impariamo ad apprezzarla fino in fondo, piuttosto che lamentarci continuamente della nostra situazione precaria parliamo delle cose belle che abbiamo, degli affetti che ci circondano…
Apprezza il fatto che ci sia qualcuno accanto a te, che non sei solo nell’attraversare quelle sofferenze…
Cerca di sforzarti di vedere il lato positivo, perché é proprio quello che ti può salvare!

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