Come stai?

“Come stai?”: Quel gesto sottile chiamato ATTENZIONE!

“Come stai?”: una domanda semplice e banale che spesso diamo per scontato e non facciamo.

Fin da piccoli ci insegnano a dire queste due paroline magiche, assieme ai classici saluti, alla parola “grazie”, “prego”, come un gesto che denota buona educazione.

Quando diventi grande ed incontri qualcuno e gli chiedi “Come stai?” spesso la risposta non viene ascoltata e data per scontata perché molti se la cavano con un “Tutto bene, grazie” per troncare il discorso e seguitare come se niente fosse.

Con il tempo ho iniziato a farci caso ed a notare sempre più che la gente non è solita chiederlo anche se questa domanda viene posta loro.

Ma perché? Che ci vuole a chiedere “Come stai?”.

Negli anni mi sono data questa risposta.

Gli esseri umani si dividono in “tipologie” di persone

1) i maleducati: e lì non ci puoi fare niente perché sono così su tutto;

2) le persone che sono prese dal proprio “ego interiore” e vedono solo la loro vita ed i loro problemi. Persone che vanno avanti a testa bassa non riuscendo/volendo guardare più in là del loro naso;

3) le persone che non ti chiedono “Come stai?” perché hanno paura della tua risposta o perché non vogliono ascoltarla o, peggio ancora, non gliene importa niente;

4) coloro che non ti domandano “Come stai?” perché ti vedono apparentemente sana ed in forze e danno per scontato che vada sempre tutto bene.

Fatta questa premessa doverosa, lascio a te che leggi, in caso, identificarti in una di queste 4 “categorie” di individuo, aggiungerne altre e dirmi la tua sul “Come stai?”… se vorrai, come sempre, puoi lasciare una tua riflessione nei commenti!

Come rispondo al “Come stai?”

Quanto detto fin qui mi ha portato, nel tempo, a riflettere ed a capire che a questa domanda la mia risposta è sempre “Bene grazie e tu?”. Lo faccio sia quando le cose vanno bene sia quando vanno meno bene, questo non per nascondere la verità ma per non “appesantire” l’altra persona con qualcosa che non si vorrebbe, talvolta, sentir dire e quindi, io vado oltre.

Questo, perché la domanda “Come stai?”, come già detto, é una di quelle frasi di rito e perciò io contraccambio sempre con il mio di “rito”, il rito della positività!

Da qui poi la conversazione si può approfondire se uno vuole… da quel che ne consegue si denota il vero interesse dell’altra persona a voler sapere di più del semplice “Come stai”.

C’é, infatti, chi va oltre, approfondisce il discorso e vuole sapere di te perché è interessato a prescindere dalla formalità ed è la stessa persona che si fa viva con un piccolo gesto, quotidiano o meno, che non passa per nulla per scontato. Di contro, c’è chi tronca il discorso e seguita come se nulla fosse su altri argomenti a lui prioritari.

Pian piano ho imparato a capire la finalità di questa domanda e mi sono adattata al modo in cui viene posta. So da chi aspettarmi quell’interesse in più e riconosco subito chi lo fa per “cortesia” come chi non lo fa proprio.

Silenziosamente io osservo, vedo e rifletto… come sempre 😉

9 commenti su ““Come stai?”: Quel gesto sottile chiamato ATTENZIONE!”

  1. Cara Franci,
    pensa che il “come stai” i giapponesi lo usano al posto del nostro “ciao”, per dire l’importanza che fanno a queste 2 paroline magiche che citi… Le tipologie che hai individuato sono del tutto condivisibili, aggiungerei alla maleducazione, la superficialità, una mancanza di introspezione, ma soprattutto di empatia che possiamo avere o non avere col prossimo….il “come stai” è alla base di un’apertura verso l’altro, un mettere da parte il proprio ego che quasi sempre acceca… Continuiamo a chiederlo, ma soprattutto ad ascoltare chi risponde, sempre che sia una persona coltivata in tutti i sensi…
    E la parola “bene” è sempre bello pronunciarla ed ascoltarla!
    Con ogni bene!
    Antonella

  2. Ottima sintesi delle varie “tipologie”. Il periodo che stiamo vivendo dovrebbe aiutarci a riscoprire il valore delle parole, dei piccoli gesti e delle piccole attenzioni. E il tuo post è sicuramente un utile spunto di riflessione. A volte un “come stai?”, detto con il cuore, può far bene alla persona a cui lo domandiamo. Ma quello che conta è anche saper ascoltare la risposta. Un modo per alzare lo sguardo da noi stessi ed evitare di scivolare nella “tipologia 2”, sempre più dilagante.

  3. Condivido in pieno. Purtroppo o forse per fortuna le persone non sono tutte uguali e questo ci permette di riconoscere il valore di alcune. La condivisione non è un valore universale e la socialità, che è uno strumento necessario di relazione, si adatta a regole generali di buona educazione che spesso non portano alla conoscenza delle persone.
    Ma come hai detto tu è possibile riconoscere chi si ha davanti senza aspettarsi interesse da chi non ne merita!!!

  4. Mia Bella Francesca, chiediti invece, se le persone che non chiedono “come sta” l’altro, si chiedono veramente come stanno loro stesse. In maniera profonda però, non a livello dell’ego…

    Se non si è in contatto con se stessi come si fa a relazionarci con empatia con gli altri? Non si può… Se riesci a vedere questo la prossima volta nell’altra persona che senti disinteressata, sono sicura che rimarrai meno delusa! (E lascia un po’ da parte le tipologie che sono delle generalizzazioni, e si rischia di perdere l’intuizione sul caso singolo e speciale… ma dimentico che sei pur sempre un’ingegnere fortissima😅)
    Ti voglio bene sempre ❤️

  5. Quanto per vero. Con il tempo impari a capire chi te lo chiedi per cortesia e chi lo vuole veramente sapere perché si importa ( esistono anche quelli che chiedo solo per pura curiosità di pettegolezzi). Cara Francy, come Stai? Io di solito quando chiedo è perché mi interessa. ” salve, tutto bene? ” . Se non voglio sapere la risposto non chiedo né anche. Lascio la libertà alla persona di decidere o meno di volersi raccontare. Ammetto, anch’io a volte mi stanco e come te la risposta è semplice: ” tutto bene, grazie “.
    È così cara Francy, come dici tu, ci sono tipologie diverse e purtroppo alcune di queste tipologie non vorremo dover incontrare ma capita sempre più spesso.
    Tu come stai? Lo chiedo se voglio sapere e mi interesso della risposta.

  6. Cara Francesca,
    in questo momento così duro per il mondo intero in cui molti erano inizialmente fiduciosi sul fatto che saremmo diventati tutti migliori, non posso che in maniera disincantata e forse un po’ cruda dire che c’è anche chi ti chiede “come stai?” anche solo per il gusto di sentirsi rispondere che non va affatto bene e così cullarsi (ed alcuni anche godere) del tuo periodo no. Sarò dura, ma mi è capitato anche questo…

  7. Mi sono data tempo per riflettere sul tuo bellissimo articolo e i commenti precedenti. Mi sono resa conto che “come stai?” tante volte non è una vera domanda ma più che altro un rito e come tutti i riti richiede una risposta rituale, sempre la stessa: “bene grazie, e tu?”
    Devo dire che con tante persone mi va bene che sia solo un rito, almeno nella maggior parte delle occasioni. Con le persone con cui c’è confidenza o un rapporto molto stretto la domanda apre invece grandi capitoli e anche se non viene posta nella formula standard ci si apre reciprocamente. Mi rammarico pensando che qualche volta sicuramente non ho avuto la sensibilità di capire che l’interlocutore aveva bisogno di un colloquio vero e non di un rito di cortesia.

  8. Bellissimo il tuo articolo. Condivido pienamente quanto hai scritto.
    Mi trovo nella situazione che non so se definire strana o triste di alcuni famigliari che non chiedono mai “come stai?”
    Qualche anno fa ho avuto un intervento di cardiochirurgia. Mi nuora non mi ha mai chiesto “come stai?” Ovvio che sapeva della situazione da mio figlio,pero’ sinceramente mi aspettavo un messaggio, una parola, un gesto. Da poche settimane mio marito ha scoperto di avere un tumore alla prostata, non sembra molto espansivo pero’ ci preoccupa e sai bene come ci si sente. A parte una volta in cui ha chiesto che disturbi avesse, non hai piu’ chiesto nulla di nulla. Abbiamo avuto la biopsia e deve fare la radio, pero’ lei si guarda bene dal chiedere anche solo “come ti senti?” Premetto che lei anche ultimamente ha grossi problemi di schiena e ho sempre chiesto come sta, soprattutto con interesse e partecipazione. Vedendo la sua superficialita’ mi fa male davvero. I suoi genitori sono del tutto simili. Ultimamente anche suo papa’ ha avuto problemi , noi siamo sempre stati presenti e comprensivi sia con loro che con mia nuora nel parlarne. Se si tratta dei problemi dei suoi e dei suoi genitori non ci sono problemi, e’ felice di parlarne. Devo aggiungere che e’ una ragazza educata, tranquilla, riservata , buona mamma e buona moglie. Tra l’altro e’ una OSS, quindi una sanitaria. Pero’ di empatia verso chi ha male non ne vedo molta. Tende a fuggire il discorso, mi dice che io sono pessimista, che esagero ( io ho lavorato fino alla pensione come amministrativa ospedaliera). attualmente vedo che anche mio cognato, dal momento che ha saputo il problema del fratello non sfiora nemmeno l’argomento. Quando ho detto che e’ un problema serio anche lui ha sminuito dicendomi che non bisogna fasciarsi la testa ! Non ho nessun dubbio dell’affetto che mio cognato prova per il fratello e ho l’impressione che non ne parli per paura. Pero’ non mi sembra un comportamento ne’ corretto, ne’ maturo per un uomo di 55 anni.
    Tra l’altro queste persone sono molto propense a parlare di loro e dei loro problemi…..
    Mi chiedo come e’ giusto che mi comporti con queste persone. Di mia nuora mi fa male perche’ fa parte della famiglia. Capisco perfettamente che non ci ami come ama i suoi genitori, pero’ questa poca empatia a me e a mio marito dispiace molto.
    Scusate se l’ho fatta lunga.
    GRAZIE per poter condividere questa situazione con voi.
    Cara Francesca un affettuoso abbraccio
    Piera

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